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:::>>>  Danzare un disegno, disegnare una danza. Segni, colori, forme di vita di Fernando Battista

 

Pubblicato sulla rivista Artiterapie n° 5/6 anno VIII maggio giugno 2002

Segni, colori e forme sono presenze continue anche nei disegni che le nostre cellule, nel corso del tempo, tracciano sulle nostre mani, sul nostro viso, dentro il nostro corpo. Modi di fare, di dire, messaggi che il nostro linguaggio, i nostri segni corporei inviano al mondo, richieste di aiuto, di comunicazione, di disagio, di gioia. Se anticamente, grazie alla lettura della vibrazione che sta dietro ad ogni fenomeno, era possibile prevedere gli avvenimenti e intervenire per difendersi da eventi naturali, così, attraverso l’ascolto e l’osservazione dell’espressione gestuale, dei segni, dei colori, possiamo cercare un miglior contatto con noi stessi, affinare la nostra sensibilità, creare maggior chiarezza dentro di noi e in questo modo cercare di avvicinarsi agli altri. Partire, quindi, da una lettura del proprio essere, delle proprie radici, del proprio sé, un “setting” interno, adatto ad accogliere, attraverso l’ascolto, l’osservazione di una manifestazione visibile, quello che c’è più in profondità, quello che scompare ai nostri occhi, ma che colpisce la parte più sensibile di noi dove il Sé è energia diffusa e indifferenziata. Entrati in contatto con questa grande energia, si sviluppa lo stile cognitivo legato al processo secondario governato dalla logica, dall’armonia, dal senso della realtà (Robbins 1980). Questa energia primaria del Sé, crea segni, strutture, forme, colori che diventano veicolo di comunicazione con il mondo esterno. Permettere a questa energia di trovare una forma, è ciò che, colui che lavora in terapia utilizzando tecniche artistiche, corporee nello specifico, genera nel suo incontro con l’altra persona. Questi viene aiutato con grande cura ed accortezza ad incontrare, esplorare e dare forma alla sua parte più profonda e vulnerabile, in modo che tra realtà interna ed esterna possa essere costruito un ponte, un contatto, una relazione. Adela Wharton, medico inglese, raccontò a Joseph Henderson che durante una delle sue ore di analisi, Jung “la incoraggiò a danzare per lui il contenuto dei suoi disegni (simili a mandala) nel caso in cui lei non fosse riuscita a disegnarli”. E Jung nel suo “Commento su Il segreto del fiore d’oro” nel 1929 scriveva: “Tra i miei pazienti mi sono imbattuto in casi di donne che non disegnavano mandala, ma che danzavano i mandala. In India esiste un nome speciale per questo rito: mandala nruthya, la danza del mandala. Le figure della danza esprimono lo stesso significato dei disegni. I miei pazienti possono dire molto poco circa il significato dei disegni. I miei pazienti possono dire molto poco circa il significato dei simboli, ma ne sono affascinati e trovano che in qualche modo questi esprimono e producono un effetto sul loro stato psichico soggettivo” (J. Chodorow). Danzare un mandala, oppure, disegnare una danza, la distanza è breve, la relazione immediata. Paola, pittrice, allieva del mio corso Danzare il movimento, aveva perso lo stimolo a disegnare, poi un giorno scrive: ”non è solo danza, non è solo espressione del corpo ..... l’energia si diffonde e fa vibrare tutti gli atomi del mio corpo per propagarsi al di là dei confini dello stesso .... Un campo di papaveri rossi, un’esplosione di colori che sale su fino a toccare una stella ...”. Paola ha ripreso a dipingere e ciò che ha scritto con le parole, poi lo ha comunicato con i colori. In estate, durante i seminari svolti all’aperto sulla spiaggia, propongo ai miei allievi di lavorare sull’ arena immaginando di essere animali primordiali. Ognuno lascia che il proprio corpo solchi la sabbia, nella ricerca di un movimento naturale. Lentamente si lascia la sfera del corticale e ci si abbandona all’esperienza, ed è lì che il segno lasciato sulla terra diventa specchio di un vissuto del corpo, dell’anima. Guardare quei segni irregolari lasciati sul terreno, osservarli nella profondità del solco, nella direzione presa, è come veder disegnato un autoritratto inconsapevole. Spesso, durante le lezioni, i seminari di danza ed espressione, lascio che gli allievi possano usare i colori per ampliare il campo creativo ed è interessante notare che il disegno, i colori, variano secondo la parte del corpo che viene stimolata in misura maggiore. Nelle tecniche corporee di origine orientale, ogni posizione ha legami profondi relativi all’energia psichica che anima il movimento. Punti di intersezione tra il fisico e lo psichico sono i chakra, centri di energia che corrispondono a diverse funzioni dell’essere umano. Ad ogni chakra possiamo attribuire una specifica collocazione nel corpo al quale corrisponde un elemento e, quindi, un colore. Il primo chakra è situato nel perineo, è collegato alla funzione della sopravvivenza (io sono), è legato all’elemento terra e gli si attribuisce il colore rosso. Il secondo, legato alla funzione della sessualità, alle connessioni con gli altri, è situato nella parte inferiore dell’addome, l’elemento cui è legato è l’acqua ed il colore è l’arancione (io sento). Il terzo chakra è legato alla funzione della volontà (io posso) è situato tra l’ombelico e il plesso solare, il colore è il giallo, l’elemento è il fuoco. Il quarto è quello dell’amore ha sede all’altezza del cuore, il colore è il verde e l’elemento è l’aria. Il quinto è quello della comunicazione ed ha sede nella gola, di colore azzurro turchese, l’elemento a cui è legato è lo spazio. Il sesto, tra le sopracciglia, di colore indaco è quello dell’intuizione. Infine l’ultimo, ha sede sulla sommità del capo ed è quello della comprensione. Nessun chakra è più importante di altri, è l’armonia che si stabilisce tra loro che crea benessere. Stefania Guerra Lisi fa un interessante accostamento tra la natura, il modo di essere delle persone e gli elementi della natura stessa, dice infatti che l’essere umano può essere ansioso e questo significa essere più di aria, cioè incapace di dare forma alle cose; depresso che significa essere più di acqua, cioè incapace di vincere la forza di gravità; oppure essere di fuoco, avere la capacità di vincere le cose con una eccitazione continua, con la tendenza a scattare ecc.; essere di terra, che in senso patologico significa essere rigido, chiuso mentre, in senso positivo, significa accogliere e provocare tutti i processi di metamorfosi. Portare le persone in equilibrio significa portarle ad essere persone di terra. Essere di terra significa infatti racchiudere l’acqua, il fuoco, l’aria, generare l’armonia tra gli elementi. Invitare, quindi, ad un lavoro che vada a stimolare i punti di energia con movimenti opportuni che richiedano l’uso di quella particolare parte del corpo, ascoltare una musica adatta ed utilizzare il disegno, il colore per lasciare un segno della danza prodotta, significa lavorare anche sugli elementi e, perciò, sulle personalità degli individui Nel sistema individuato con i chakra, i colori hanno una progressione naturale, quella dell’iride. Provare a dargli una immagine, provare a danzare questi colori in sequenza crea armonia, si passa dai toni più caldi della terra a quelli più freddi e così via. Ma ancora più importante diventa, osservare le sfumature della trasformazione dei colori, del movimento. Tutti siamo abituati a percepire le sfumature, è quanto ci rimane del nostro vissuto esistenziale, infatti, il bambino, prima di nascere percepisce le macchie sotto forma di sfumature di toni chiari e scuri. Educando, quindi, alle sfumature potremo avere individui che riescono a vivere una dimensione espressiva più completa in relazione alla loro necessità. Tutto ciò nel corpo si traduce nella ricerca di un movimento più umile, pulire il corpo dal troppo fare, dalle imitazioni, proponendo di seguire l’istinto, attraverso una musica, un’immagine, un colore, un disegno. Se una persona entra in modo profondo nella sfumature della percezione, riesce ad entrare allo stesso modo nella relazione con l’altro e diventa quindi più capace di aiutarlo nel suo cammino. In conclusione vorrei riprendere le parole di una mia allieva, Piera, che scrive: “sto provando a danzare il movimento, sto imparando a danzarmi, sto gustando il libero danzarsi degli altri e sento intensamente la mia vita che si rinnova”. 


Fernando Battista Counselor espressivo (ASPIC-CNCP), Danzamovimentoterapeuta (APID) Docente A.S.P.I.C. web.www.corpisensibili.it 


Bibliografia:

ChodorowJ. :“Il corpo come simbolo: la danza/movimento in analisi”.

Guerra Lisi : “Come non spezzare il filo”, Borla 1990.

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