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:::>>>   Il Counseling breve in azione – John Littrell di Gabriella D’Amore Costa

Il libro di John Littrell, professore all’università dello Iowa dove coordina i programmi di formazione in Counseling, “Il Counseling breve in azione” espone con chiarezza  i principi, le tecniche e le strategie del counseling breve offrendo inoltre al lettore una vasta gamma di applicazioni pratiche come esempio dell’arte creativa del counseling breve che consente di effettuare rapidi cambiamenti facendo leva principalmente sulle risorse positive degli utenti, su ciò che funziona nella loro vita piuttosto che sui problemi. L’obiettivo finale è quello di essere, in un breve arco di tempo, non più indispensabili per i nostri clienti che sono così liberi di vivere autonomamente e responsabilmente  la propria vita senza bisogno del counselor.
Le caratteristiche principali del Counseling breve sono:

  • È limitato nel tempo => in genere 10 sedute suddivise in quattro fasi
  • È focalizzato sulla soluzione => l’attenzione è centrata su tre aree: 1) le eccezioni al problema (la soluzione viene individuata più facilmente se ci si concentra sui comportamenti funzionali del cliente), 2) le risorse non utilizzate(molto spesso i clienti sono inconsapevoli della quantità di risorse interne ed esterne che possiedono) , 3) gli obiettivi(orientarsi verso il futuro e co-creare insieme al Counselor degli obiettivi fa in modo che il cliente chiarisca a se stesso la meta che vuole raggiungere e immagini davanti a se un domani fluido consapevolizzando inoltre il fatto che sono possibili diverse alternative)
  • È basato sull’azione => il Counselor che si avvale dell’approccio breve cerca di mettere il cliente subito davanti a nuove esperienze attraverso “compiti a casa” in modo che egli possa rendersi conto che sono possibili diversi schemi di comportamento. L’assegnare i compiti, inoltre, spinge i clienti a provare in modo protetto nuovi modi di essere, invece che limitarsi a parlarne,  per arrivare così il più rapidamente possibile all’obiettivo prefissato.
  • È socialmente interattivo => il Counselor breve  cerca di rendere consapevole il cliente della rete di sostegno che lo circonda. La persona infatti vive in un contesto sociale interattivo: famiglia, colleghi, amici ed è bene che impari a chiedere e ricevere aiuto dagli altri in un reciproco interscambio che lo avvicini ad una condizione di interdipendenza così da sperimentare il piacere derivante da un sostegno sociale paritario.
  • È orientato al dettaglio => il counseling breve si basa sulla concretezza non su vaghe astrazioni mentali. Si analizza ciò che funziona nel modo di agire del cliente puntando l’attenzione sui suoi punti di forza e su tutto ciò che può portare verso il cambiamento desiderato.
  • Stimola lo humor => è provato che la capacità di ironia inneschi una serie di emozioni vitali come il piacere e il sentirsi vivi e di conseguenza alimenti la speranza che un cambiamento è possibile.
  • È attento al processo evolutivo => le persone durante la vita attraversano varie fasi di sviluppo ed è proprio  nel momento di transizione da una fase all’altra che diventano più fragili, più confuse , incapaci di risolvere i problemi e quindi più rigide nei loro comportamenti restando così imprigionate in continue e scoraggianti ripetizioni di schemi disfunzionali. Il Counselor breve pone molta attenzione alla fase di sviluppo in cui si trova il cliente in modo da aiutarlo nel più breve tempo possibile ad uscire dall’impasse in cui si trova intrappolato. Inoltre il Counseling breve tiene in grande considerazione i quattro bisogni psicologici fondamentali: affetto/appartenenza, potere, libertà e piacere.
    • Affetto/appartenenza: enfatizzando il  carattere sociale del counseling
    • Potere: facendo emergere le risorse interne del cliente
    • Libertà: suggerendo al cliente di fare da solo le proprie scelte
    • Piacere: nel momento in cui il cliente arriva alla soluzione del suo problema attiggendo alle sue risorse
  • È basato sulla relazione => fondamentale per una buona riuscita del counseling breve è la relazione che si instaura tra cliente e counselor che si basa sul calore, genuinità ed empatia senza le quali ogni strategia o tecnica diventa inefficace. Il cliente deve avere la certezza che il counselor si sta prendendo cura di lui condividendo empaticamente e in modo sincero la sua storia.

Vivere pienamente significa sperimentare il mondo che ci circonda attraverso azioni, pensieri e sentimenti; l’esperienza che ne scaturisce si acquisisce con il tempo che è la nostra principale risorsa. A volte i cambiamenti esigono una certa quantità di tempo, è necessario infatti, per prima cosa,  raggiungere la consapevolezza che il nostro comportamento è problematico e di conseguenza ha bisogno di una modifica. Altri problemi, invece, richiedono un percorso più breve; tuttavia la vita, molte volte, ci mette davanti a problemi imprevisti e quasi sempre siamo soli ad affrontare queste difficoltà. Ci sono alcuni di noi, poi, che non sempre riescono a modificare i loro schemi comportamentali disfunzionali e continuano a perpetrare gli stessi errori in una catena ininterrotta di fallimenti che portano le persone a credere sempre meno in loro stesse e minano di conseguenza la loro capacità di reazione. Il Counselor, in questo caso, può essere visto come una sorta di guida esperta della strada che prende per mano il cliente aiutandolo a raggiungere l’obiettivo. Littrell prosegue illustrando i quattro approcci fondamentali che i counselor utilizzano per guidare le persone che hanno bisogno di aiuto nel loro cammino verso il cambiamento:

    1. Utilizzare le mappe => il Counselor come una guida esperta del territorio possiede varie mappe: alcune generali del viaggio, altre più dettagliate necessarie per passare da un punto all’altro. Queste mappe sono strumenti molto preziosi perchè consentono di monitorare il percorso che si sta facendo: dove si è partiti, in che punto ci si trova e la prossima meta. Il Counseling breve si serve principalmente di tre mappe: la prima mappa generale, messa a punto da Prochaska – Norcrosss e di Clemente , evidenzia i diversi stadi di cambimento in relazione a un determinato problema. Essa si divide in sei stadi e tiene conto dei processi naturali che le persone mettono in atto quando cercano di realizzare dei cambiamenti: 1) Precontemplazione: “io non sto pensando al percorso di cambiamento”, 2) Contemplazione: “io ho iniziato il mio cammino verso il cambiamento. Ho intenzione di agire entro i prossimi sei mesi”, 3) Preparazione: “io mi sto muovendo sulla strada del cambiamento. Ho intenzione di agire entro il prossimo mese”, 4) Azione: “io sto realmente percorrendo il mio cammino verso il cambiamento”, 5) Mantenimento: “io ho fatto molta strada nel mio percorso di cambiamento. Ho risolto il mio problema da almeno sei mesi”, 6) Conclusione: “io non penso molto al mio passato cammino verso il cambiamento. Il mio comportamento precedente non è più problematico”.  Questa mappa, nel percorso di counseling breve, è molto utile sia perchè mette in luce il fatto che prima dell’azione vi sono tre fasi di preparazione e quindi è bene procedere con cautela nel proporre al cliente gli obiettivi, sia perchè ci ricorda che il processo per arrivare al cambiamento richiede tempo e non è detto che il counselor debba accompagnare il cliente per tutto il tragitto a volte molte persone hanno bisogno di una sola seduta di counseling per passare da uno stadio all’altro. La cosa principale che noi counselor dobbiamo tenere a mente è di rispettare le esigenze del nostro cliente e fermarci quando questo ha raggiunto le competenze necessarie per trovare la strada da solo. La seconda mappa generale di cui si avvale il counselor breve è stata sviluppata dal gruppo del Mental Research Insitute e sta alla base dell’approccio del counselig breve. Essa divide il percorso di cambiamento in quattro fasi focalizzando l’attenzione sulla chiarificazione degli obiettivi da raggiungere e sulla messa in atto di strategie diverse da quelle già sperimentate per ottenerli: 1) Chiara definizione del problema, 2) Esame delle soluzioni già tentate, 3) Chiara definizione del cambiamento concreto da ottenere, 4) Creazione ed implementazione di un piano per ottenere  tale cambiamento. Laterza mappa generale, messa a punto da de Shazer, è focalizzata sulla soluzione. Invece di puntare il dito sul problema si enfatizzano le eccezioni al problema =>

“cosa è successo quando non avevi questo problema”, si  focalizza l’attenzione del cliente su ciò che funziona: gli si dice, in qualche modo, di andare a cercare le sue risorse che in qualche momento della sua vita sono servite per risolvere un problema e di riproporle per affrontare il problema attuale. Il cliente viene così sollecitato ad incrementare attivamente i suoi comportamenti funzionali come modalità per risolvere il problema. A volte può succedere che il cliente non trovi nessuna eccezione, il counselor allora adotterà un approccio ipotetico => “quando il problema sarà risolto, immagina cosa ci sarà di diverso?..... se capitasse un miracolo e il tuo problema scomparisse come te ne accorgersti?....” Se le risposte del cliente sono tutte positive cresce anche la sua motivazione a ricercare una soluzione anche se il percorso per trovarla può essere faticoso.

    1. Lavorare in modo collaborativo => è necessario che il counselor adegui il suo intervento alla fase del processo di cambiamento in cui si trova il cliente secondo la mappa di Prochaska, discuta i temi che il cliente ritiene costituiscano un problema nella sua vita, usi un linguaggio semplice alla portata del cliente.
    2. Accordo sulle mete e i percorsi => vi sono clienti che hanno ben chiari gli obiettivi che vogliono raggiungere, al contrario ve ne sono altri che non sanno dove vogliono arrivare, hanno solo il desiderio di allontanarsi dallo stato di sofferenza in cui si trovano, sono cioè consapevoli che c’è qualcosa nella loro vita che necessita di un cambiamento. Queste due tipologie di clienti corrispondono ai due essenziali approcci usati dalle persone che si accostano ad un problema: lavorare su obiettivi definiti“io amo pormi degli obiettivi e provo molta soddisfazione ogni volta che raggiungo l’obiettivo che mi ero prefissato”lavorare mediante problem solving :” io amo risolvere problemi e provo molta soddisfazione ogni volta che risolvo un problema come nessun altro riuscirebbe a fare”. E’ importante, quindi, che il counselor conosca la maniera preferita dal cliente nell’affrontare un problema per raggiungere una meta in modo da costruire un intervento su misura per lui.  E’ necessario trovare lo stesso accordo anche sul percorso da seguire in modo che il counselor possa agevolare sia chi preferisce lavorare mediante problem solving, sia chi si trova meglio a lavorare con obiettivi definiti. Concordare il percorso è essenziale per intraprendere il cammino verso il cambiamento. Esso infatti è un percorso molte volte faticoso e pieno di scelte, una svolta sbagliata può compromettere irrimediabilmente il raggiungimento della meta.
    3. Inventario e raccolta delle risorse necessarie => prima di iniziare qualsiasi tipo di viaggio è necessaria una preparazione, un controllo dell’attrezzatura, così anche nel viaggio verso il cambiamento è indispensabile fare un inventario di tutto ciò che funziona nella vita del cliente. Questa è la grande rivoluzione del counseling: evidenziare le risorse del cliente,i suoi punti di forza, le sue competenze piuttosto che focalizzarsi sul problema e sui deficit della persona nel tentare di risolverlo. Nel counseling breve troviamo due modalità per fare un inventario, la prima è seguendo l’approccio del MRI => passo 2. “esame delle soluzioni già tentate” : in cui oltre ad avere informazioni sulla rigidità di alcuni schemi comportamentali messi in atto dal cliente nella ricerca della soluzione abbiamo anche informazioni su ciò che non tentano di fare. La seconda è seguendo l’approccio di de Shazer concentrandosi sulle “eccezioni al problema”: scoprire in quali circostanze un problema non è un problema ed evidenziare precedenti soluzioni, parzialmente o totalmente funzionali, possono essere una buona base da cui iniziare il cammino e possono, nello stesso tempo, dare al cliente la speranza sulla possibilità di cambiamento.

Un ulteriore argomento su cui Littrell pone l’accento è su come vincere la paura della “conclusione rapida” essendo il counseling breve un intervento di sostegno che ha come obiettivo di rendere le persone capaci di attingere alle proprie risorse e quindi “districarsi” dagli eventuali problemi nel minor tempo possibile. Molto spesso, infatti, l’idea di giungere ad una conclusione rapida è vissuta dalle persone come una sorta di offesa ed è associata a varie credenze (se qualcosa viene concluso in modo rapido, allora i problemi saranno sottovalutati; la rapidità vuol dire trattamento superficiale che trascura la qualità; non esistono risposte rapide alla complessità della condizione umana; una conclusione rapida significa risultato non definitivo ma solo temporaneo) che è bene vengano sfatate. I counselor brevi considerano la velocità nella sua accezione positiva: rendere il proprio cliente autonomo e capace di gestire la propria vita il più rapidamente possibile. Questo grazie anche al fatto che essi mettono in discussione i legami causali, che un tempo venivano considerati fondamentali, tra la quantità di tempo necessario per un aiuto efficace e le variabili che un problema presenta: natura, numero, durata, gravità e complessità.
Si è sempre pensato che fosse la natura del problema a stabilire la durata dell’intervento di counseling, vi erano alcuni tipi di problemi che richiedevano più tempo di altri per essere risolti ad esempio nel caso delle tossico-dipendenze o abuso di alcool; si è visto, invece, come una terapia focalizzata sulla soluzione (Littrell riporta uno di questi casi) ha risolto il problema in breve tempo. Questo non vuol dire che tutte le persone che hanno problemi di tossico-dipendenza possano risolverli con un trattamento a breve termine ma sottolinea la possibilità che il tipo di problema sia indipendente dal numero di sedute necessarie per risolverlo.
Altra cosa che i counselor dell’approccio breve ritengono non influire sulla durata della consulenza è il numero dei problemi che il cliente porta nel setting, infatti il più delle volte una sola soluzione è sufficiente per un insieme di problemi. Il segreto consiste nell’individuare una “chiave universale” che può essere usata anche per aprire altre porte evitando di perdere tempo a cercare ogni volta la chiave giusta.
Spesso, poi, i clienti sono convinti che, avendo sofferto di un problema per lungo tempo, trovare una soluzione ne richiederà altrettanto non rendendosi conto che le soluzioni tentate fino ad allora e mai totalmente risolutive li rinchiudono in un perpetuo circolo vizioso. Cercare di sostituire le vecchie soluzioni con piccoli cambiamenti spesso spezza il legame tra la durata del problema e quella del counseling.
Infine, i clienti molte volte considerano i loro problemi come nodi complicati che possono essere sciolti solo lentamente, i counselor dell’approccio breve invece che affrontare problemi complessi puntano a fare piccoli passi che però sollevino i clienti dal peso che li schiaccia permettendogli di avere maggior controllo sulla propria vita . A volte infatti la complessità può evolvere in maniera rapida anche da azioni apparentemente piccole e semplici.

Il libro di Littrel continua toccando un tasto molto importante: la fiducia che noi counselor dobbiamo avere nell’abilità dei clienti. Molto spesso infatti il counselor si ritiene esperto della vita del cliente molto più di  loro stessi. Questo è dato da una serie di fattori: in primo luogo il lungo training di formazione svolto dal counselor che mette in luce le sue competenze e abilità. Una seconda ragione è la scelta del modello di formazione: alcuni di questi infatti enfatizzano la capacità del counselor di distinguere ciò che è sbagliato e ciò che è giusto per i clienti, quali dovrebbero essere i loro obiettivi e il modo per raggiungerli. Altro motivo per cui i clienti non sono considerati come esperti riguarda la maniera di diagnosticare i loro problemi basandosi su schemi di classificazione predefinita proposti dal DSM oppure attraverso strumenti di valutazione che mettono in rilievo quali sono i deficit delle persone piuttosto che le loro capacità: cioè si punta l’attenzione su quello che non funziona. Nel counseling breve vi è una inversione di rotta : è la competenza del cliente, quello che funziona nella sua vita che viene ricercato, individuato e portato in superficie. Questo pone in primo piano il tema della fiducia : sia quella del counselor nelle possibilità del cliente, sia quella della persona che sentendosi supportata ed empaticamente accolta è portata a condividere con il counselor il peso delle sue sofferenze. Individuare e confidare sull’esperienza del cliente stabilisce quell’equilibrio che consente di enfatizzare l’insieme di conoscenze che la persona possiede rispetto alla propria vita e di utilizzarle per perseguire il suo obiettivo.

La seconda parte del libro di Littrel illustra come padroneggiare i passi chiavi per fare del counseling breve un proprio strumento di lavoro. Il primo step è quello di fornire ai propri clienti chiare informazioni sul nostro modo di lavorare :“scopi, obiettivi, tecniche, procedure, potenziali rischi e benefici dei servizi di cui usufruiranno” (pag.75). Questo oltre ad essere alla base del Codice Etico professionale, accelera sicuramente il processo di cambiamento. Infatti una volta date le spiegazioni necessarie, il cliente non dovrà più preoccuparsi di cosa ha in mente di fare il counselor, egli non sarà più un estraneo di cui diffidare  e sposterà così la sua attenzione sulla maniera di affrontare il problema che lo affligge. Inoltre il lavorare in maniera collaborativa costruisce le fondamenta dell’alleanza terapeutica la cui buona riuscita è fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo prefissato. Un altro vantaggio della chiarificazione è che i clienti apprendono il processo di counseling in modo da saperlo poi applicare ad altri problemi della loro vita. Le informazioni, poi, devono essere date in maniera precisa ed esaustiva, assicurandosi che i clienti abbiano compreso bene, usando un linguaggio chiaro, non troppo tecnico. Il più delle volte i counselor danno spiegazioni verbali, non tutti i clienti, però, hanno una buona capacità di ascolto, si possono usare, in questo caso, un opuscolo o una guida (trovo molto efficace la “scheda informativa” riportata a pag.80) scritta che la persona può leggere a casa senza preoccuparsi di memorizzare quanto gli viene spiegato a voce. Bisogna ricordare che la nostra chiarezza rispetto al piano d’azione è anche un modo per dimostrare la nostra sollecitudine nei confronti del cliente.

Il secondo passo per diventare counselor dell’approccio breve è quello di sottolineare le potenzialità del cliente. Storicamente nel counseling tradizionale e specialmetne nella psicoterapia si centra l’attenzione su ciò che non funziona o non ha funzionato nel passato. Ai clienti si chiede di raccontare dettagliatamente tutto quello che non va nella loro vita rinforzando la loro focalizzazione sui problemi utilizzando tutte le nostre capacità verbali e non verbali. Alla base di questo modo di fare sta la convinzione che il counselor debba comprendere la situazione del cliente in tutti i suoi dettagli prima di procedere verso gli obiettivi e quindi ascoltare ogni sorta di problemi. La conseguenza di questo atteggiamento è spesso quella di creare maggior disagio nel cliente; infatti, non è raro che egli esca dallo studio del terapeuta o del counselor peggio di quando è entrato. Inoltre concentrandosi  solo sulla parte negativa della vita al momento di parlare degli obiettivi è probabile che il cliente dica solo quello che non vuole piuttosto che individuare nuove possibilità di vita. Va ricordato che le persone si rivolgono al counseling perchè si sentono demoralizzate e incapaci di apportare dei cambiamenti nella loro vita, il compito, quindi, del counselor è quello di ripristinare nel cliente la speranza; uno dei cardini del counseling breve è quello di porre l’accento sulle risorse che ciascuna persona possiede in maniera da attivare comportamenti efficaci che riportano la speranza e rafforzano l’autostima. Il counseling breve focalizzato sulla soluzione, ci ricorda Littrel, è centrato sul futuro, più che nutrire preoccupazioni per il passato; pone, come abbimo visto, l’enfasi sulle risorse degli individui, studia i successi anzichè i fallimenti. I metodi di cui si serve il counseling breve per far sì che i clienti riconoscano le potenzialità che già possiedono sono:

  • Attuare una sorta di pre-counseling in cui, prima di “tuffarsi” nel vivo del problema, si può chiedere al cliente: “prima di iniziare, vorresti indicarmi quale obiettivo ti piacerebbe raggiungere se il nostro lavoro avrà successo?.....” (pag.88)
  • Iniziare dagli obiettivi portando l’attenzione del cliente sulla soluzione piuttosto che sul problema. Questo non vuol dire ignorare il problema ma che non ci si deve basare sul fatto che la risposta al problema sia nel problema stesso. Molto spesso lavorare sulla soluzione, su ciò che il cliente desidera e su come aiutarlo ad ottenerlo evita di rimanere impantanati nel problema alla ricerca di una via d’uscita.
  • Esplorare le eccezioni : i possibili “semi” delle soluzioni, rispetto ai problemi, esistono già all’interno delle persone e delle loro storie e le stesse soluzioni possono essere rintracciate nelle esperienze “eccezzionali”: quelle particolari circostanze, cioè, in cui il  problema è assente, o è meno rilevante. La focalizzazione sulle eccezioni ha una grande efficacia perchè comincia ad alimentare la speranza che la situazione possa realmente cambiare. Per aiutare il cliente ad evidenziare le eccezioni possono essere utili le seguenti domande: “Mi hai descritto questo problema in ogni dettaglio. In quali circostanze non è un problema?..... Quale è stata l’ultima volta che hai pensato che il problema stesse per presentarsi e invece non è accaduto?..... Parlami delle volte in cui nonti piaceva ciò che stava accadendo. Cosa hai fatto? Cosa vorresti fare un pò meglio la prossima volta?...” (pag.92) Individuata l’eccezione il counselor può quindi chiedere al cliente di incrementare tutto quello che una volta si è rivelato efficace e usarlo per affrontare il problema presente, infatti, molto spesso succede che le persone possiedono schemi comportamentali funzionali, che derivano da precedenti esperienze, che possono essere utilizzati nelle situazioni attuali ma non ne sono consapevoli oppure li hanno dimenticati. A volte può succedere che il cliente risponda “non so” alla ricerca delle eccezioni , un modo efficace per far emergere risorse presenti ma dimenticate è porre la seguente domanda: “se tu lo sapessi, quale sarebbe la tua risposta?.... oppure : “immaginando un futuro in cui fosse possibile avere maggiori capacità di ottenere ciò che vogliamo, come puoi descrivere una tua vita gratificante?...”.
  • Insegnare nuove risorse a volte succede che le competenze del clienti non siano sufficienti oppure siano inutilizzabili per la soluzione del problema presente, allora è necessario creare nuovi modelli: si possono recuperare dal passato oppure adottarli da altri, eventualmente modificandoli. In questo caso è importante che il counselor aiuti il cliente a trovare il modello per lui più funzionale e non si accanisca a contrastare quelli già presenti dimostratisi inefficaci, va ricordato che il suo obiettivo è rinforzare la speranza che il cambiamento auspicato possa diventare realtà.
  • Rafforzare le risorse esistenti vi sono dei casi in cui è necessario solo rafforzare le risorse che i clienti già possiedono e di cui sono consapevoli: una formula efficace è quella di far trasformare al cliente  l’espressione “io posso.......” in “io voglio......”.

Un terzo passo da tener presente per fare del counseling breve la propria strategia d’azione è quello di costruire il futuro insieme ai clienti. La co-costruzione degli obiettivi è uno degli aspetti più gratificanti del counseling: stimola all’ascolto attivo, all’empatia, mette alla prova la capacità creativa del counselor nel proporre strategie vincenti, la sua attenzione verso il cliente e le sue esigenze insieme alla capacità di tentare altre strade se l’approccio adottato non si rivela adeguato; inoltre permette al counselor e al cliente di capire in che direzione stanno andando così da poter permettere al counselor di trovare modalità valide per aiutare il cliente a raggiungere la meta sempre nel rispetto delle aspettative del cliente che deve rimanere il protagonista della relazione. Se il cliente da’ l’impressione di non cooperare, è semplicemente perchè ci vuole trasmettere la sua visione – che non coincide evidentemente con la nostra – del cambiamento in atto. E’ necessario, quindi, che noi counselor, ci sforziamo di comprendere meglio il punto di vista del cliente; quando la persona “resiste” cerca, infatti, di farci capire il modo in cui non vuole essere aiutato. Oltrettutto seguire l’approccio del cliente rende il processo di cambiamento molto più veloce che imporre il proprio. Vi sono varie strategie che aiutano il counselor a portare il cliente al raggiungimento dei suoi obiettivi, un metodo efficace e stimolante è quello usato da Walt Disney, grande conoscitore del processo creativo, basato sul presupposto che per trasformare la realtà si debbano assumere tra posizioni:

    • Il Sognatore => (questa posizione potrebbe essere associata allo stato dell’Io Bambino secondo i principi dell’analisi transazionale) porsi al di sopra del problema, dissociandosi momentaneamente dalle emozioni e “sognare” le possibilità desiderate. Durante questa fase il counselor aiuta il cliente ad affermare in positivo quello che realmente vuole in modo da essere ben sicuro di aver compreso la meta del cliente così da concordare sugli obiettivi da raggiungere.
    • Il Realista =>( Adulto) cogliere le possibilità immaginate nel presente in modo da tradurre i sogni in progetti realistici; per fare ciò è necessario puntare a: 1) piccoli traguardi => obiettivi circoscritti che risultano meno spaventosi da raggiungere e servono a focalizzare l’attenzione del cliente su ciò che è realizzabile aumentando, quindi, speranza e motivazione; 2) obiettivi sotto controllo del cliente => molto spesso i clienti formulano il desiderio che siano altre persone a cambiare; quando però facciamo notare loro che avranno maggior controllo sull’esito se non avranno l’aspettativa che gli altri possano cambiare, sono in grado di scegliere obiettivi che danno loro maggior potere; 3) obiettivi concreti e specifici4) obiettivi a breve termine => che aiutano il cliente a focalizzare l’attenzione sulla causa del suo blocco.
    • Il Critico => (Genitore)  valuta ciò che può essere realizzato e opera per farlo nel miglior modo possibile. Lo scopo di questa fase è valutare i punti di forza e i lati deboli di una situazione contestualizzando l’obiettivo in una prospettiva futura rispondendo alle seguenti domande: “se raggiungi il tuo obiettivo, quale conseguenza ne deriverebbe per te e per gli altri?.....quale aspetto del passato vuoi essere certo di mantenere?... quali nuove competenze potrai acquisire affrontando questo cambiamento?... chi può esserti di sostegno nel processo di cambiamento?” (pag.114). In questa fase oltre alla riconsiderazione degli obiettivi sicerca di stabilire quale sarà l’impatto sugli altri una volta avvenuto il cambiamento auspicato; in più cerchiamo di portare il cliente a riconoscere il potenziale supporto che possono ricevere dalla loro rete sociale, infatti l’intervento di counseling avrà maggiore possibilità di andare a buon fine se il cliente porrà anche particolare attenzione al sostegno sociale di cui possono usufruire.

 L’ultimo passo, suggerito da Littrel, per padroneggiare a dovere gli strumenti del counseling breve è quello di spingere i clienti alla messa in atto di comportamenti diversi da quelli consueti. Questo contribuisce a interrompere schemi comportamentali spesso rigidi che nel passato si sono dimostrati funzionali ma che nel presente hanno perso la loro utilità. Incoraggiare i clienti a fare qualcosa di diverso significa portarli ad esplorare nuovi modi di pensare e sentire aumentando, quindi, le possibilità di arrivare al traguardo.

La terza parte del libro di Littrel illustra i passi necessari per accellerare l’azione e rendere quindi l’intervento  di counseling di più breve durata. Uno di questi è valorizzare l’aspetto piacevole del counseling che pur avendo finalità molto serie può essere affrontato in modo leggero. Molto spesso le persone che si rivolgono ad un counselor espongono i loro problemi con espressioni malinconiche, tutte chiuse nella loro sofferenza per loro senza vie d’uscita, concentrate sulla gravità del disagio. Esse sono  soprattutto portate a pensare che una tale serietà dei loro problemi comporti un altrettanta serietà nella soluzione; nel counseling breve questa relazione non sempre viene rispettata. Si è infatti visto che quando il cliente si focalizza sulla soluzione manifesta un maggior ottimismo e allegria, infatti è talmente coinvolto nell’attività indirizzata verso una meta, che non gli importa niente altro, inoltre trova l’esperienza talmente piacevole, in quanto finalmente orientata verso una soluzione concreta, che desidera farla anche se faticosa. Questa condizione è chiamata “stato di flusso” e comporta:

  • Obiettivi chiari con immediato feedback
  • Capacità personale di affrontare le sfide
  • Relazione tra consapevolezza e azione
  • Forte concentrazione sul compito immediato
  • Senso di potenziale controllo
  • Sensazione di fare qualcosa per il proprio interesse

Una modalità per sperimentare lo stato di flusso è il senso dell’umorismo e la risata infatti lo humor allenta la tensione e il senso di oppressione e la risata genera un senso di tranquillità dando al cliente il tempo per rilassarsi e di conseguenza diminuendo lo stress e aumentano le sue capacità di pensare e prendere decisioni. Nel counseling breve umorismo e sorriso sono due alleati che facilitano il focalizzarsi sulla soluzione anzichè sul problema rendendo possibile contrastare la consueta visione della vita e adottarne una nuova. Cercare il lato umoristico della situazione, focalizzarsi sull’aspetto ironico del problema imparando a riderci su, può rendere capaci di sorridere all’assurdità della situazione in cui si è intrappolati e nello stesso tempo può indurre a esprimere al meglio la propria creatività indirizzandola verso la sperimentazione di nuovi pattern comportamentali . “Incoraggiare un atteggiamento umoristico e azioni insolite è come dare ai clienti una autorizzazione ad osare che, ampliano i confini delle proprie possibilità e accrescono nei clienti la disponibilità ad agire.” (pag.138)

Una delle domande più frequenti che un cliente può rivolgere al suo counselor è: “sto andando nella direzione giusta per raggiungere il mio obiettivo?”. L’uso della tecnica di misurazione attraverso scale graduate può aiutare entrambi a dare una risposta a questo interrogativo. In questa particolare circostanza potrebbe essere molto utile che il counselor chieda al cliente: “Supponiamo di avere una scala di misurazione, con valori compresi da 0 a 10. Se <0> sta per la sua situazione il giorno in cui mi ha contattato, e <10> il giorno in cui avrà raggiunto il suo obiettivo, quanto si sente vicino oggi al <10>?” La scala graduata aiuta innanzitutto il cliente ad esprimersi in modo più preciso ed articolato in maniera da rendere il suo disagio più definito; inoltre permette di passare da una definizione dell’obiettivo in negativo (ad esempo: “non voglio essere più teso”) a una in positivo (“voglio raggiungere il punteggio 2”) ; in più, poichè ad ogni valore numerico corrisponde un diverso livello di raggiungimento della soluzione si focalizza l’attenzione del cliente su i piccoli passi, meno spaventosi di un grande obiettivo, valutando di volta in volta i progressi fatti. Non tutti i clienti si trovano, però, a loro agio a pensare in termini numerici trovandoli troppo freddi ; accanto, quindi, alle scale quantitative vi sono delle scale qualitative che misurano il modo di essere rispetto ad un particolare obiettivo. Littrel indica quattro possibili scale qualitative da utilizzare per concettualizzare le problematiche dei clienti:

  • Scala del sistema solare => indicata per le persone timide che si vogliono aprire agli altri. Essa prende come riferimento la scala dei pianeti (Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Uranio, Nettuno, Plutone) per rappresentare il calore emotivo: punto di arrivo la Terra, dove c’è una temperatura ottimale per socializzzare con gli altri, Mercurio e Venere sono troppo caldi e c’è il rischio di bruciarsi, dall’altra parte Plutone e troppo ghiacciato. A questo punto si chiede al cliente su quale pianeta si trova e quali passi dovrà fare per raggiungere la Terra.
  • Scala della mappa stradale => indicata per i clienti con una bassa autostima. Funziona allo stesso modo di quella precedente chiedendo al cliente dove si trova e dove vuole arrivare, si stabiliscono poi le varie tappe e si monitorano i cambiamenti durante il percors verso la meta.
  • Scala del colore => indicata per i clienti che hanno subito una perdita : “quale colore si sentono dentro? Cosa può aiutarli a spostarsi verso il colore successivo? In che modo possono rendersi conto che stanno sperimentando un nuovo colore? In che modo il colore degli abiti che indossano può riflettere questi cambiamenti?” (pag.149)
  • Scala dell’automobile => indicata per chi si sente un eterno ragazzo : “stanno percorrendo la loro vita su un utilitaria o una Jaguar? A quale velocità? Il serbatoio è vuoto o pieno?”.

Bisogna comunque tener presente che qualsiasi strumento si usi il cliente e le sue esigenze stanno al primo posto, ogni tecnica, quindi, dovrà essere costruita prestando attenzione a come possa essere utile per il cliente ricordando che se questa non funziona bisogna fare qualcos’altro.

Proseguendo nella trattazione dei mezzi per accellerare l’azione nel counseling breve, Littrel pone l’accento sull’espressione delle emozioni che sono, sì, considerate parte integrante del counseling ma non con un ruolo dominante. L’approccio alle emozioni nel counselign breve, dice Littrel,  non deve essere una ripetizione fino alla nausea di tutti i sentimenti che coinvolgono il cliente , non è necessario esplorare ciò che sta al di fuori del problema contingente. Inoltre non è utile perdere tempo a insegnare ai propri clienti un vocabolario emozionale, il cui linguaggio è già abbastanza ricco. Quello che bisogna tenere a mente nel trattare le emozioni è:

  • Riconoscere e convalidare le emozioni del cliente => molto spesso questo rende più libere a osare quelle persone che hanno bisogno quasi di un’autorizzazione per affrontare i cambiamenti .
  • Adottare il vocabolario emotivo del cliente => la maniera che hanno i clienti di esprimersi è sufficientemente ampia per descrivere una varietà di situazioni. E’ necessario, altresì, che il counselor sia attento ed empatico per riconoscere che spesso i sentimenti sono sottintesi piuttosto che manifestati in modo diretto.
  • Focalizzarsi su ciò che il cliente può controllare => essendo il counseling breve un intervento basato sulla definizione degli obiettivi e sulle azioni necessarie per raggiungerli, il variegato mondo delle emozioni che molto spesso sovrasta il cliente non può essere “in toto” tenuto a bada. Il counselor, quindi, aiuterà il cliente ad agire su ciò di cui può avere il controllo: il comportamento e i pensieri. Cambiando questi, dice Littrel, molto spesso deriva anche un cambiamento nelle emozioni che muteranno in risposta al nuovo contesto in cui si trovano.

 “I nostri clienti, prosegue Littrel, hanno un sistema di credenze e pensieri che generano determinati stati emozionali; se le emozioni vengono riconosciute e convalidate, ne deriverà un rapporto rinvigorito e il lavoro di counseling potrà progredire verso la comprensione e il cambiamento di quei comportamenti e pensieri che producono stati emozionali indesiderati”. (pag.161)

Come già più volte sottolineato nel corso della relazione il counseling breve è un intervento d’aiuto focalizzato sulla soluzione piuttosto che sul disagio che il cliente porta nel setting. E’ necessario, quindi, per arrivare alla meta il più in fretta possibile non deragliare dal percorso; a volte, però, il counselor si trova a lavorare con clienti che, nonostante l’accordo sul modello del counseling breve, usano parole o espressioni (“mia madre....mia sorella.....la mia infanzia....il mio bambino interno....genitori assenti...etc..) che lo sollecitano ad utilizzare principi teorici e strategie di intervento non propriamente centrate sulla soluzione di un determinato problema bensì orientate verso altri pattern di pensiero , emozioni ed azioni (ad esempio => analisi transazionale, terapia gestaltica, etc.). A questo punto è necessario che nell’apprendere ed esercitare il counseling breve l’operatore abbia la consapevolezza di ciò, in modo, dice Littrel, di poter scegliere tra tre diverse opzioni:

  • Ignorare il riferimento del cliente e rimanere sul binario dell’approccio breve cercando di individuare il principale focus della seduta
  • Prendere temporaneamente una diversa direzione, allo scopo di ottenere informazioni che possono servire ad orientarsi verso la soluzione, con l’intento di ritornare quanto prima all’approccio breve
  • Assumere un diverso orientamento, se il counselor si rende conto che la strada del counseling breve non è la più appropriata.

Deve essere ben chiaro che il counseling breve non si adatta a tutti i clienti e a tutte le situazioni, esso non è un trattamento elettivo per tutti e l’abilità creativa del counselor sta proprio nel cercare di conciliare le richieste del cliente per un approccio a più lungo termine con la sua modalità di lavorare. Quando questo non è possibile il counselor, inoltre, ha il dovere etico di inviare il cliente ad un collega che utilizza il modello teorico da lui richiesto.

Uno dei fondamenti del counseling, come più volte ripetuto, è l’accettazione incondizionata del cliente e dei vissuti che porta nel setting; non sempre però il lasciar parlare la persona a ruota libera è funzionale al raggiungimento dei suoi obiettivi. A volte capita che il cliente si perda, nella descrizione del suo disagio, in dettagli irrilevanti che anzichè aiutarlo ad uscire dall’impasse lo bloccano impedendogli di focalizzarsi sulla meta. In questo caso è il momento, da parte del counselor, di interrompere con gentilezza il cliente per riportarlo verso temi più produttivi per la risoluzione del suo disagio al fine di velocizzare il processo. Saper interrompere è molto importante perchè è la dimostrazione  della cura che il counselor ha verso i propri clienti e del suo desiderio che non perdano il loro tempo inutilmente senza raggiungere i risultati sperati. Littrel definisce alcune particolari situazioni in cui il counselor è bene che interrompa il cliente, sempre con rispetto e cortesia:

  • Storie di conflitti => interminabili narrazioni di conflitti descritti con dovizia di dettagli e particolari in cui il focus è rivolto essenzialmente al problema piuttosto che ad una soluzione
  • Monologhi => lunghe narrazioni monotone e noiose fatte dal cliente seza mai riprendere fiato , usando una serie infinita di “e......”,. “e......”, e senza che ci sia un reale collegamento tra una storia e l’altra.
  • Materiale irrilevante => clienti che vanno contemporaneamente in più direzioni facendo discorsi astratti senza focalizzarsi su nessun tema in particolare.
  • Scarsa capacità di concentrazione => e quindi dispersione di pensieri o troppo focalizzati sugli altri o all’opposto solo su se stessi.

Di seguito Littrel fornisce una serie di tecniche utili per interrompere il cliente in maniera ferma anche se con rispetto e gentilezza in modo da permettere al cliente si non stare sulla difensiva bensì di prestare attenzione al suo comportamento:

 

  • Tutti devono respirare => strategia molto utile quando i clienti sembrano procedere senza fermarsi mai, dimenticandosi addirittura di respirare; a questo punto è necessario interrompere il flusso di parole utilizzando un gesto visibile per costringerlo a prendere fiato: ad esempio => sporgendosi in avanti – alzando la mano per attirare l’attenzione del cliente – dicendo qualcosa tipo “ scusi, mi permette di verificare se ho ben capito quello che ha detto”
  • Sfida alla pertinenza => molto utile quando il cliente divaga con racconti non pertinenti alla sua richiesta di counseling per non affrontare quello che riguarda specificatamente i suoi obiettivi. In questo caso l’interruzione serve per rifocalizzare la persona sulla soluzione che va cercando per il “suo” problema.
  • Interrompere gli stati emozionali => non sempre, come è stato precedentemente sottolineato, il rimanere a lungo in un certo stato emozionale aiuta il cliente nella soluzione del problema. Quando i clienti sperimentano di continuo una elevata attivazione emozionale bloccano, spesso, l’accesso a nuovi pensieri e comportamenti, non è quindi più possibile andare avanti nel processo di aiuto e per tale ragione è necessaria un’azione che interrompa tale condizione e crei l’opportunità di nuove opzioni. La maniera migliore di fare ciò è quella di interrrompere mediante un cambiamento a livello fisiologico il flusso delle emozioni del cliente: “se ad esempio il cliente è abituato sempre a sedere sulla stessa sedia e associa a questa un certo stato emotivo, cambiare sedia o stare in piedi camminando può aiutarlo a sbloccare la situazione “ (pag.178) portandolo ad esplorare un nuovo atteggiamento che gli può essere d’aiuto per risolvere il suo disagio.

L’obiettivo ultimo del counseling breve, come più volte ribadito, è quello di trovare la soluzione ad uno specifico problema portato dal cliente, il prodotto finale, tuttavia, influisce sulla persona nella sua totalità. Il counselor della terapia breve è infatti consapevole che pur lavorando su una tematica specifica questa coinvolge le molteplici dimensioni del cliente: cognitiva, fisica, emozionale e spirituale.

  • Aspetti cognitivi => comprendere e pianificare nuove modalità di esistenza. Cambiando il proprio modo di pensare, è possibile cambiare anche i propri sentimenti e il proprio modo di agire. L’intervento di counseling aiuta il cliente ad imparare nuovi modi di pensare,ad attivare un nuovo dialogo interno e a costruire nuove convinzioni sulla vita .
  • Aspetti fisici => “a volte è necessario che i clienti agiscano; quando il parlare non è produttivo, l’agire può far giungere alla soluzione o essere di per sè la soluzione “ (pag.182)
  • Aspetti emozionali => l’agevolatore guardando, ascoltando e comprendendo l’esperienza del cliente facilita il suo processo esperienziale di ricerca della soluzione stimolandolo a modificare le sue cognizioni e i suoi comportamenti. Quando il counselor è capace di confermare l’esperienza del cliente questo si sente sufficientemente sostenuto per creare nuovi significati emotivi; inoltre i counselor dell’approccio breve aiutano il proprio cliente a convivere con le emozioni senza eliminarle o lasciarsi sopraffare perchè esse sicuramente possono condurre ad una esistenza più piena.
  • Aspetti sociali => molte persone chiedono aiuto al counseling proprio perchè non riescono ad andare d’accordo con gli altri. Infatti una volta che si sono formati certi pattern di interazione è difficile crearne di nuovi, il compito del counselor è quello di far si che il cliente consapevolizzi il suo modo di interagire con gli altri e interrompa questi schemi disfunzionali creando nuove modalità di azione.
  • Aspetti spirituali => molti clienti sono alla ricerca di qualcosa di grande che va oltre la persona, qualcosa che in qualche modo dia un senso alla loro vita ; noi counselor possiamo aiutarli se siamo consapevoli del fatto che pur essendo la ricerca di significati rivolta a una meta proiettata nel futuro, la risposta spesso va ricercata nei dettagli

 

Nell’ultima parte del libro Littrell pone l’attenzione sulle ricerche che sono state fatte per convalidare i principi del counseling breve e la sua potenzialità nel ridurre drasticamente i tempi di un counseling efficace e nella possibilità di applicare questo modello ad un’ampia tipologia di persone. Da tutti gli studi presentati le conclusioni che sono emerse confermano che un intervento di counseling breve è efficace per un ampio campione di clienti; i dati indicano che il focus sull’azione e non solo il parlare è di notevole aiuto affinchè i clienti si muovano in direzione dei loro obiettivi. Inoltre Littrell ci rammenta che l’approccio al counseling breve non deve essere una scelta a senso unico per chi opera nel campo dell’aiuto, ma piuttosto uno strumento in più ; l’importante è essere costantemente consapevoli dei nostri limiti e delle nostre possibilità, conoscere il mondo dei nostri clienti e possedere una vasta gamma di capacità con cui aiutarli; ricordando, infine, che affrontare questi compiti è un grande privilegio ma anche una grande responsabilità a cui ci dobbiamo accostare con umiltà.

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Gabriella Costa

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